Rut e Noemi e l’obbedienza reciproca

Legami impossibili quasi quanto i nostri: donne che non si conoscono e camminano insieme, provengono da mondi diversi e pensano di poterli condividere, sono giovanissime e più che anziane e vogliono prestarsi servizio reciproco, hanno un sogno e promettono di metterlo a disposizione o di trasformarlo per il bene di tutte; si affidano, perché sanno di aver incrociato lo sguardo di Dio e lo hanno inseguito.

Ebbene, non siamo le prime a fare della vita un’avventura tanto improbabile!

Può essere così attraente questo percorso di vita, che Dio ha voluto lasciarne traccia nella Scrittura ispirando ad un anonimo quel piccolo rotolo che contiene la storia di Rut (amica), di Noemi (dolcezza) e delle loro famiglie.

Il racconto è semplice: una siccità costringe Noemi a lasciare Betlemme con marito e figli e tentare la fortuna nel paese di Moab, tradizionalmente nemico, ma vicino e facile da raggiungere. Il marito muore, i figli sposano ragazze moabite, poi anche loro muoiono lasciando tre vedove sole; Noemi decide di tornare a casa, perché pare che la carestia sia finita; Orpa segue il suo consiglio e torna alla casa materna, Rut è determinata a seguire la suocera, a legarsi a lei, al Dio di Israele, al suo popolo.

Donne di età e provenienza diversa camminano insieme e arrivano a Betlemme quando inizia la mietitura dell’orzo; Rut troverà un campo in cui spigolare, Booz, il proprietario, si mostrerà benevolo con “la moabita” e dal loro matrimonio nascerà Obed, bisnonno di Davide, antenato di Gesù.

Lasciando stare tanti particolari, ci avviciniamo, per un momento, a queste maestre di vita. Non si può pensare all’una senza l’altra, non si può dire chi dia di più e chi di meno, si può solo rimanere intenerite accanto a due vedove che hanno in comune l’amore per gli uomini che le hanno lasciate e che diventano sorelle, amiche, compagne, facendo del dolore una strada generativa.

Fissiamo lo sguardo su alcuni scorci.

Il primo: lungo la via per Betlemme la giovane offre piena disponibilità all’anziana: “Dove tu, anch’io” [1, 16 – 17]. Rut, come ogni persona che diventa adulta, decide a chi si vuole legare, a che cosa rinunciare e a chi appartenere. Questa presa di posizione è anche un atto di fede: Dio, l’Onnipotente, non è colui che amareggia, ma colui che addolcirà la vita e la renderà ricca di nuove possibilità.

Il secondo: Rut, dopo una giornata di lavoro nei campi, rientra in città – quindi non è poca la strada – depone il peso, enorme, 50 chili o giù di lì, e tira fuori dal grembiule una manciata di spighe d’orzo abbrustolite, messe in tasca pensando a Noemi quando Booz l’aveva invitata a sedersi con gli altri e le altre per mangiare e bere qualcosa, prima di riprendere a spigolare sotto il sole di mezzogiorno.

Noemi era dunque presente al suo cuore durante la raccolta; Rut pensava alla suocera, al ritorno a casa, alla condivisione dei frutti; c’è amore in questo gesto semplicissimo di conservare qualche spiga già cotta per chi non ha più la forza di inoltrarsi nei campi; percepiamo un’intesa profonda guardandole sedute a tavola, dopo il tramonto del sole, a chiacchierare dei campi e degli incontri e ringraziare il Signore per la benevolenza ricevuta.

Questa cura feriale e umile attraversa il racconto e ci offre la chiave per i legami di ieri e di oggi: non si dà obbedienza, né curiosità per le origini dell’altro, né tenerezza tra giovani e anziani senza che il cuore si sia lasciato aprire dallo sguardo posato sulla vita di chi ci è accanto.

Una terza scena, anzi due: Rut chiede a Noemi il permesso di andare a spigolare; la più giovane consulta l’anziana, l’anziana permette alla giovane di esprimere la propria energia mettendola a servizio di entrambe: non c’è gelosia, non ci sono impedimenti, né invadenze. “Va’ pure, figlia mia!” [2, 2], “io resto a casa e ti aspetto”: fiducia, libertà, differenza. Noemi veglia da lontano, permette il rischio dei campi in terra sconosciuta, forse ha memoria della propria giovinezza, delle avventure intraprese ed è disponibile a lanciare la giovane nuora nella corsa di una nuova vita.

Ancora di più: “Lavati, profumati, mettiti il mantello” [3, 3] … c’è un tempo per lavorare e un tempo per amare, un tempo per indossare i vestiti della spigolatrice e un tempo per abbandonare gli abiti della vedovanza. Noemi, guida saggia, sa dare i comandi giusti, quelli che, siccome sono dati conoscendo il cuore, ne colgono i desideri e le possibilità e aprono la strada al Signore. Questa solidarietà, nata dalla sofferenza condivisa, permette di abbattere le barriere culturali più resistenti: Moab ha accolto la famiglia straniera di Noemi ed Elimelech, Rut ha lasciato la sua terra per “andare presso gente che prima non conosceva” [2, 11], ne ha imparato gli usi e vi ha ritrovato possibilità di riscatto. Fino a che, ultima scena, sono addirittura gli uomini di Betlemme a proclamare l’unione tra popoli nemici: non solo un matrimonio, non solo un figlio, ma “Noemi e Rut come Rachele e Lia, le due donne che fondarono Israele” [4, 11 – 12].

La storia di queste due donne ci insegna che la vita credente è sempre movimento: partire, rialzarsi, cambiare destinazione, andare dietro, seguire continuamente gli avvenimenti, gli incontri, attraversare lutti e carestie in attesa di nuovi raccolti.

Che questa sia storia santa e benedetta lo dimostra Gesù, venuto ad abbattere ogni muro di età, lingua, popolo e nazione e a mostrare che cosa significhi che l’obbedienza è questione di amore e non di sacrificio: è Lui che accoglie e si fa accogliere da questa coppia di donne, straniere l’una all’altra, facendone un momento cruciale della sua genealogia [Mt 1, 3-6]. Non poteva che essere così visto che il nostro Maestro e Signore ama i piccoli, le vedove, gli stranieri, apprezza le donne e di tutti i semplici di cuore fa il proprio popolo, la propria famiglia, la propria missione.

Sr. Alessandra Bonifai


Chi è sr. Alessadra

Suor Alessandra Bonifai, suora del Preziosissimo Sangue di Monza, vive da alcuni anni in una comunità di famiglie nella ricerca di uno stile buono di condivisione tra vocazioni differenti che insieme edificano la Chiesa.

Da molti anni si occupò di formazione, accompagnando cammini personali e di comunità e Dio le ha fatto dono della sua Parola, che è sempre stata la luce preferita per illuminare il cammino.

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