Il rapporto tra Islam e cristianesimo ha attraversato varie fasi nel corso dei secoli, caratterizzate da sfumature diverse. Spesso, entrambe le tradizioni hanno adottato una prospettiva esclusivista, dipingendo l’altra in una luce negativa. Tuttavia, negli ultimi decenni, si è assistito a un crescente appello al dialogo reciproco. Questo dialogo nasce dalla nostra fedeltà a Dio e presuppone la capacità di riconoscere la presenza divina attraverso la fede, testimoniandola sia con le parole che con le azioni in un mondo sempre più secolarizzato e talvolta indifferente alla presenza del Creatore che desidera per tutti noi una vita in pienezza.

Ho avuto l’opportunità di approfondire questi temi durante il mio studio a Karunapuram, in India, partecipando a un corso filosofico sul dialogo interreligioso. Tale corso mirava a esplorare le modalità per sviluppare un approccio ermeneutico nei rapporti tra le diverse religioni.  Inoltre, ho frequentato un intenso corso sul Corano presso l’Hentry Martyn Institute di Hyderabad. Gli incontri con le donne islamiche che frequentano la basilica di Santa Maria a Bangalore hanno ulteriormente arricchito la mia fede.

Desidero sottolineare solo tre convinzioni fondamentali che condividiamo. Dialoghiamo con gli aspetti che ci uniscono piuttosto che con quelli che ci dividono.

  1. La professione di fede nel Dio monoteista

Cristiani e musulmani adorano un solo Dio, negando l’esistenza di altri dei. Il nome “Yahweh” si riferisce  a Dio in arabo, nel linguaggio dell’Islam, “Allah” significa “Il Dio”. Adoriamo l’unico Dio, vivente e sussistente in se stesso; misericordioso e onnipotente, il Creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Il Corano dichiara: “Di’: Allah, è uno. Allah, l’eterno. Non ha generato, né è stato generato. E nessuno è uguale a lui” (sura 112). Facciamo fatica a sottometterci con tutto il cuore ai Suoi imperscrutabili decreti come fece Abramo, con il quale la fede dell’Islam e quella cristiana trovano un legame, in entrambi Abramo si sottomise a Dio. Sebbene l’Islam non riconosca Gesù come Dio, lo venera comunque come un profeta.

  1. Lo straordinario valore di Maria

Un’intera sura del Corano prende il nome da Maria, la sura 19. Maria è l’unica donna che viene nominata nel Corano! Questo ha indotto alcune autorità islamiche (anche se certamente una piccola minoranza) a considerare Maria una nabiyya o profetessa. La maggior parte dei musulmani la considera eccezionalmente pia e di altissimo rango spirituale tra le donne. Il Corano 3:42 dice: “O Maria, in verità Allah ti ha scelta, purificata e ti ha scelta al di sopra delle donne del mondo”, per darle la buona novella di un figlio puro, il Profeta Gesù.

  1. I tre pilastri della Quaresima presenti nel Corano

a) Preghiere quotidiane (salat)

I musulmani pregano cinque volte al giorno. Questo non significa che debbano frequentare una moschea per pregare, piuttosto, che la salat, o preghiera quotidiana, sia recitata cinque volte al giorno. I musulmani possono pregare ovunque, importante è pregare orientati verso la Mecca I fedeli musulmani pregano inchinandosi più volte e poi inginocchiandosi e toccando il suolo o il tappetino della preghiera con la loro fronte, come segno della loro riverenza e sottomissione ad Allah. Il venerdì, molti musulmani si recano in una moschea verso mezzogiorno per pregare e ascoltare un sermone (khutba).

b) Elemosina (zakat)

I musulmani pregano cinque volte al giorno. Questo non significa che debbano frequentare una moschea per pregare, piuttosto, che la salat, o preghiera quotidiana, sia recitata cinque volte al giorno. I musulmani possono pregare ovunque, importante è pregare orientati verso la Mecca I fedeli musulmani pregano inchinandosi più volte e poi inginocchiandosi e toccando il suolo o il tappetino della preghiera con la loro fronte, come segno della loro riverenza e sottomissione ad Allah. Il venerdì, molti musulmani si recano in una moschea verso mezzogiorno per pregare e ascoltare un sermone (khutba).

c) Digiuno durante il Ramadan (saum)

Durante il mese sacro del Ramadan, il nono mese del calendario islamico, i musulmani sono tenuti a digiunare dall’alba al tramonto. Sebbene ci siano eccezioni per i malati, gli anziani e le donne incinte, tutti sono tenuti ad astenersi dal mangiare e bere durante le ore diurne.

Tra le importanti convinzioni che condividiamo con i nostri fratelli mussulmani sottolineo il rispetto per la dignità di ogni persona umana in quanto creata da Dio per uno scopo speciale. Questo ci porta a sostenere il valore della vita umana in tutte le sue fasi e a sostenere la famiglia come unità essenziale della società. È una grande gioia per me incontrare i fratelli musulmani e le loro famiglie nei centri di carità e ascolto di Rossano in Calabria, incontrarli nella mia vita ha accresciuto il mio amore per Dio e la speranza nell’umanità.

 

Sr. Shyla Rayappan, Italia

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