Quando ripenso al momento in cui Dio ha bussato alla porta della mia vita, mi ritrovo dodici anni indietro, in un tempo in cui ero ancora completamente immersa nelle ambizioni terrene. Non conoscevo la preghiera, non cercavo il silenzio. Credevo soltanto nella mia forza, nella mia intelligenza, in quella capacità tutta umana di costruirmi da sola il mio futuro.
Poi è arrivato il fallimento. Proprio alla fine degli studi superiori, quando pensavo di avere tutto sotto controllo, Dio è intervenuto con una grazia che all’inizio sembrò un crollo. La vergogna, il dolore di non farcela per la prima volta mi hanno fatto crollare, ma proprio in quella frattura ho scoperto l’umiltà. In quel vuoto ho riconosciuto che Lui esiste veramente, che la mia autosufficienza era solo un’illusione fragile.
La chiamata non è arrivata come un lampo folgorante, ma come una mano che mi guidava dolcemente, giorno dopo giorno. Mi sentivo profondamente indegna di tanta grazia, di tanta misericordia riversata su di me. E proprio questa sproporzione tra la mia piccolezza e l’immensità dell’amore di Dio ha acceso in me un desiderio intenso: condividere questa scoperta, dire al mondo che Dio è infinitamente misericordioso verso tutti, con tutti, senza eccezioni.
Mi sono ricordata di una suora missionaria che, tempo prima, mi aveva chiesto della mia vita futura. Sono andata da lei e ho iniziato a intravedere cosa significasse essere missionaria. Camminando in questa direzione, mi sono chiesta se proprio attraverso la missione avrei potuto testimoniare la misericordia di Dio. Pian piano, attraverso le persone che il Signore mi ha messo accanto, attraverso le esperienze che hanno plasmato il mio cuore, mi sono convinta: sì, come missionaria posso andare fino ai confini della terra per annunciare che Dio è amore.
Il cammino, devo dirlo con onestà, non è stato un sentiero di rose. La sfida più grande è stata quella verso me stessa: conoscermi in profondità per poter vivere autenticamente con gli altri. Ho dovuto accettare e amare anche quelle parti di me che mi facevano soffrire, quelle zone d’ombra che preferiremmo nascondere. Ci sono stati momenti di crisi vocazionale, istanti in cui mi sono chiesta se davvero questa fosse la mia strada. Ma Dio, che conosce i nostri desideri più profondi, mi ha sempre dato la grazia per andare avanti.
La formazione comune con sorelle di culture diverse è stata un’esperienza sfidante e allo stesso tempo molto ricca. All’inizio ero divisa: da un lato la gioia di essere scelta per il noviziato internazionale, dall’altro la paura di lasciare la mia cultura, le persone che conoscevo, la preoccupazione per l’allungarsi del tempo di formazione. Ma la grazia del Signore non è mancata. Ho imparato ad accogliere la diversità, a guardare il nuovo con occhi aperti e liberi. Non è stato immediato: ha richiesto fiducia, perseveranza, e soprattutto il desiderio di amare in qualunque situazione. Alla fine, è stato bellissimo vivere insieme. Mi ha arricchito immensamente e mi ha insegnato l’importanza di avere un cuore grande e libero.
Il giorno della mia consacrazione due parole mi hanno segnato profondamente. Prima, l’omelia del celebrante: mettere Gesù al centro, perché ogni cosa diventa cento volte più bella quando la guardi con i suoi occhi. Poi, il momento della consegna della croce, quando ho sentito risuonare: “Ricevi questa croce alla quale è appeso Colui che deve essere d’ora innanzi il tuo modello e l’unico oggetto del tuo amore.” Portare Cristo sul cuore per testimoniare il suo amore a chi ancora non lo conosce: questo è il centro della vocazione missionaria.
Oggi, essere missionaria significa innanzitutto vivere l’amore nella comunità. Come dice Gesù: “Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.” Come diceva il Beato Clemente Vismara: “La vita è bella se è donata con gioia.” E questa gioia, questo amore che il Signore mi dona ogni giorno, cerco di condividerli dove sono.
Alle giovani che si interrogano sulla propria vocazione voglio dire solo questo: non abbiate paura di rispondere alla chiamata. È veramente bello donarsi totalmente a Lui. Rimanete aperte ai segni che il Signore fa vedere, perché Lui ha già preparato una strada unica per ciascuna di voi. Con Maria, dico: “Eccomi”. E con Madre Dones: “Se Dio vuole, si farà”, sempre tenendo lo sguardo fisso su Gesù, Apostolo del Padre, Seminatore e Seme.
Sr. Bernadette Kamei, Siliguri











