Il cammino sinodale, che molti credevano concluso, si apre ora alla sua fase più vera: quella dell’ascolto profondo e della conversione comunitaria. Dalla diocesi di Orano desideriamo accogliere con fede questa nuova tappa, mentre la Chiesa universale, sotto la guida di Leone XIV, continua l’eredità lasciata da papa Francesco: essere una Chiesa che accoglie, che costruisce ponti, che cammina insieme.

Il cammino della chiesa, un albero che porterà frutto
Dall’Algeria, diocesi di Orano, vogliamo raccontare il nostro desiderio di continuare ad accettare la sfida del Sinodo e delle proposte che ci arrivano.
Ottobre 2024: la seconda e ultima assemblea del Sinodo sulla sinodalità a Roma porta alla pubblicazione del documento finale, un testo di 60 pagine, che ha scoraggiato molti dal leggerlo… Poi papa Francesco ci ha lasciato nell’aprile del 2025 e papa Leone XIV si è trovato a ereditare tutto questo cammino aperto, così come papa Paolo VI aveva ereditato da papa Giovanni XXIII il Concilio Vaticano II, già iniziato. Nel suo primo saluto, Leone XIV ha mostrato di accettare la sfida, dicendo a braccio che siamo una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce ponti, favorisce il dialogo, sempre pronta ad accogliere a braccia aperte.
NON AVREMO GIÀ DIMENTICATO?
Nel dubbio, ecco una breve sintesi delle tappe del Sinodo… fino al momento di oggi, che porta una novità forse inaspettata. Vi ricordate?
Tappe del Sinodo (2021-2026)
Fase diocesana e nazionale
Nel 2021 papa Francesco annuncia, stupendo tutti, un Sinodo differente dagli altri: per la preparazione condivisa, per la composizione e per il modo in cui viene gestito. Da ottobre 2021 ad agosto 2022: avvio del processo in ogni diocesi, consultazione dei fedeli attraverso workshop e incontri, invio poi delle sintesi nazionali a Roma. Da parte nostra, abbiamo lavorato abbastanza bene nella nostra diocesi di Orano e la sintesi inviata a Roma è stata quella del lavoro delle quattro diocesi d’Algeria.
Fase continentale
Febbraio-marzo 2023: le assemblee continentali si riuniscono per approfondire i contributi locali e adattarli al contesto di ciascun continente. L’assemblea continentale dell’Africa si è svolta ad Addis Abeba e chi scrive vi ha partecipato.
Assemblea Generale Ordinaria
Prima sessione, ottobre 2023: vescovi e laici a Roma per il discernimento e il lavoro sui temi affrontati. P. Michel Guillaud, della diocesi di Costantina, oggi suo vescovo, ci rappresenta tutti.
Seconda sessione, ottobre 2024: pubblicazione del documento finale.
Pensavamo fosse finita. Ma non è finita! Anzi, ciò che deve succedere ora è quello che ci interessa di più: la fase di attuazione locale, nelle diocesi e nelle comunità, delle cose dette, da giugno 2025 a dicembre 2026. Poi ci saranno: assemblee diocesane di valutazione (2027), seguite da valutazioni a livello di conferenze episcopali e continentali (2027-2028). E, a conclusione di questo tempo di lavoro, una nuova assemblea ecclesiale è prevista per l’ottobre 2028 a Roma, dopo la pubblicazione di un documento di lavoro nel giugno 2028.
Che reazione abbiamo davanti a queste nuove proposte?
Raccogliamo reazioni diverse…
Vi è un po’ di scoraggiamento, come se tutto questo fosse inutile. Un po’ temiamo il cambiamento e lo mettiamo in dubbio, non ci fidiamo sia davvero il bene della Chiesa. Secondo alcuni non c’è stata abbastanza trasparenza, e a decidere il programma dei lavori non è stato veramente il Sinodo nella sua totalità.
Altri invece si sono dichiarati entusiasti dinanzi all’apertura e al dialogo di una Chiesa che è in cammino.
Ecco una piccola riflessione scritta dal vescovo Davide Carraro del PIME.
La nostra Chiesa: tavolo rotondo o tavolo rettangolare?

Il tavolo rotondo della preghiera
Quando penso alla Chiesa sinodale, penso all’immagine della tavola rotonda.
Una tavola rotonda non è fatta per i privilegi. Non ha angoli: tutti vedono tutti i partecipanti, tutti ascoltano chi parla… Non c’è un “capotavola” che dà il tono, ma un cerchio che raccoglie e unisce. La forma stessa invita alla fraternità, alla condivisione, all’agire insieme, alla corresponsabilità.
Una tavola rotonda è un luogo dove nessuno rimane invisibile, dove ogni voce, anche la più debole, viene ascoltata. È l’immagine di una Chiesa che cammina insieme: nessuno è troppo lontano, nessuno è nascosto dietro un angolo. Qui le differenze non creano separazione, ma arricchiscono il dialogo. È attorno a una tavola rotonda che si realizza una Chiesa di fratelli e sorelle. È attorno a una tavola rotonda che il perdono, il gesto di prendere la mano del più fragile per sostenerlo, diventa possibile.
Al contrario, in un tavolo con gli angoli, sui lati alcuni dominano la conversazione; mentre agli angoli stessi c’è chi rimane escluso. Ci sono luoghi “strategici” e altri “marginali”. Un tavolo non rotondo è spesso segno di rigidità, chiusura, gerarchie che mettono più distanza che prossimità.
Quante volte nelle nostre comunità, parrocchie, famiglie, ci affrettiamo a sederci a un angolo? Rimaniamo ai margini e lasciamo che il tavolo perda la sua rotondità diventando il luogo dove ci scontriamo, dove ci dividiamo.
Forse il cammino sinodale che stiamo vivendo consiste proprio in questo: nel limare gli angoli.
Come piccola diocesi dell’Algeria vogliamo essere una Chiesa dalla tavola rotonda, che accolga attorno a sé tutti, anche chi normalmente non fa sentire la sua voce.
E allora, per raggiungere questo obiettivo, come vogliamo vivere la nostra fase di attuazione? Cosa vogliamo cambiare? E cosa pensiamo di vivere già con spirito sinodale?
Mettiamo alcuni punti in cantiere: l’uso della conversazione nello Spirito, un discernimento comune, la partecipazione di tutti, il ruolo delle donne e dei laici, l’ascolto soprattutto dei giovani, l’attenzione a chi è in disparte, il dialogo coraggioso e fiducioso con la contemporaneità, le strutture di cui disponiamo (consiglio pastorale, economico, parrocchiale, ecc.), la comunicazione.
Pensavamo fosse finita. Ma non è finita! Anzi…
Sr. Gabriella Tripani, Algeria













