Insegnare alla Nirmala High School è per me molto più di una professione, è un incontro quotidiano con la vita… in tutta la sua ricchezza e fragilità. Quando mi trovo di fronte a studenti di fedi, caste e contesti sociali diversi, mi sento profondamente privilegiata di poter essere testimone della loro curiosità, delle loro difficoltà e dei loro sogni silenziosi.
In classe l’apprendimento è bidirezionale, mentre io insegno biologia e inglese, i ragazzi mi insegnano la resilienza, l’onestà e la speranza. A poco a poco, la fiducia cresce, e io imparo a conoscere le loro realtà familiari, le loro paure nascoste e il loro desiderio di essere compresi.
In questi semplici momenti, l’istruzione diventa uno spazio in cui la fede si vive con delicatezza, senza essere imposta, dove l’amore di Cristo viene condiviso attraverso la pazienza, il rispetto e la presenza.
La nostra scuola, recentemente affiliata al Consiglio dell’Indian Certificate of Secondary Education (ICSE), accoglie i figli di agricoltori, lavoratori a giornata, genitori estremamente laboriosi, che amano i loro figli e ripongono molta speranza in loro. Non cercano solo professionalità accademica in me, desiderano io sia una guida per i loro figli, e mi chiedono coerenza, spiritualità e attenzione. Questa responsabilità mi riempie di gioia, ma anche di umiltà: ogni giorno mi sfida a trovare un equilibrio tra fermezza e compassione, tra disciplina e tenerezza, tra organizzazione e creatività. Cerco di incoraggiare gli studenti più lenti, di risvegliare menti curiose e di aiutare ogni bambino a credere di essere capace, e a sentirsi apprezzato. Al di là delle lezioni e degli esami li guido con delicatezza alla scoperta della gratitudine per la vita e del rispetto reciproco, semi che un giorno potrebbero germogliare in modi sorprendenti.
Ma la mia missione non è solo a scuola, e anzi, al di fuori dell’orario scolastico si amplia molto.
Insieme agli Associati Laici due volte alla settimana visito le famiglie, recitiamo insieme il Rosario e condividiamo la Parola di Dio. Queste visite sono semplici, eppure profondamente vivificanti… la cittadina di Vinukonda è una Chiesa giovane, plasmata dalla fede e dalle difficoltà, e nonostante tutto le persone aprono prontamente le loro case e i loro cuori. Molti sono stanchi per il lavoro, oppressi dall’incertezza, eppure sempre desiderosi della vicinanza di Dio.
Insieme a dodici Associati Laici impegnati ci incontriamo, preghiamo, riflettiamo, e pianifichiamo azioni piccole, ma significative. La loro generosità mi spiazza ogni volta, si adoperano tanto che a poco a poco diventano veri collaboratori nella missione: cantano canti natalizi, preparano liturgie, partecipano alle feste, scoprendo che anche loro sono chiamati verso tutti.
Le domeniche poi hanno una tranquilla bellezza propria. I bambini arrivano al catechismo con volti entusiasti e domande sincere… mentre gli anziani dei villaggi, spesso abbandonati lì dai figli che emigrano, forse non sanno leggere, ma ascoltano con gli occhi che brillano e il cuore pieno di fede.
Tutti loro lasciano un segno profondo nel mio cuore, e spesso mi capita di tornare a casa stanca, ma inaspettatamente rigenerata… rigenerata dai loro volti, dai loro occhi… dalle risate che ci donano durante le visite e dai pianti che ci consegnano. Rigenerata dalla loro fede autentica, e dalla loro capacità di mettere tutto a servizio dell’altro, anche se quel tutto è molto poco e costa caro.
Ecco che grazie a loro, ancora una volta, mi rendo conto che la missione non consiste in fondo nel fare grandi cose, ma nell’essere presenti là dove la vita si dispiega.
Sostenuta dalla grazia di Dio e da una vera e propria amicizia personale con Lui, cammino avanti con gioia, confidando nelle parole di Gesù: «Io sono il buon pastore. Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me».
Sr. James Arul Mary, Hyderabad















