Fino in fondo - cascata delle vallocchieIl significato più ricorrente dato a questa scelta missionaria di Gesù è di ordine cronologico, spesso riferito ad un amore vissuto fino alla fine dei suoi giorni, o di ordine quantitativo, un amore che dona tutto sé stesso. Eppure, l’amare fino in fondo di Gesù racchiude una verticalità a testa in giù, una profondità, un’altezza (Ef 3,18) che ogni missionario, magari anche solo per rapidi momenti, ha avuto la grazia di sperimentare nella sua vita.

Che Dio ci ha salvati a partire dal basso, ne è prova l’incarnazione del Verbo, il primo viaggio missionario dell’Apostolo del Padre, che da presso Dio (Gv 1,1) è venuto ad abitare in mezzo a noi (1,14). Quale discesa da lassù! La luce del mondo si immerge nel fango dell’umanità. E di fango e sabbia i piedi di Gesù ne hanno conosciuto, se ne sono sporcati nel peregrinare dalla Galilea alla Samaria, alla Giudea, con qualche puntatina nella Decapoli e nelle regioni di Tiro e Sidone.

Ma ciò che ha sconvolto e scandalizzato i farisei, gli anziani e i sommi sacerdoti del Sinedrio, tribunale amministrativo, legislativo e giuridico del tempo, è stato il suo immischiarsi fino in fondo con le categorie più basse, escluse dalla salvezza, secondo i canoni religiosi del tempo: i peccatori, i pubblicani e le prostitute (Mt 9,10-13; Mc 2,15-17; Lc 7,36-39; Gv 8,1-11); i malati, toccandoli e rendendosi impuro, fino ad incrociare e fermarsi con persone avvolte dall’ombra della morte: il figlio unico della vedova di Nain (Lc 7,11-17); la figlia di Giairo, il capo della sinagoga (Marco 5,21-43, Matteo 9,18-26, Luca 8,40-56); Lazzaro, morto ormai da quattro giorni (Gv 11,17-44).

Questo viaggio in discesa, già percorso da Gesù durante la sua vita terrena, nella sua passione e morte (Fil 2,6-8), è compiuto definitivamente dal Cristo Risorto, il sabato di Pasqua, nella sua discesa agli inferi per riscattare quelli che si trovano prigionieri delle fauci della morte. Una tappa, questa, del Triduo pasquale, spesso poco considerata, sebbene professata ogni domenica nel simbolo apostolico, che ci immerge fino in fondo nel silenzio di Dio, nelle tenebre del peccato, dei nostri peccati e di quelli di tutta l’umanità, da cui Gesù risorto ci strappa per trasferirci nel suo Regno (Col 1,13).

Un’altra declinazione di questa scelta missionaria che Gesù insegna ai suoi apostoli è il recuperare il cuore della legge, non fermarsi alla superficie, all’osservanza minimalista, ma andare fino in fondo riscattando l’intenzione originaria di Dio: il Sabato per l’uomo e non l’uomo per il Sabato (Mc 2,27), il perdono 70 volte 7 e non fino a 7 volte (Mt 18,21-35), la purezza interiore più delle abluzioni (Mt 23,25-26), la misericordia più del sacrificio (Mt 9, 13; 12,7)… Una legge nuova che tocca il fondo del cuore, dove si annidano le intenzione vere e scaturiscono le scelte quotidiane di discepolato, ma dove può anche accovacciarsi il pungiglione del peccato.

Avanzare fino in fondo in acque profonde, come buoni/e pescatori/pescatrici di persone ci chiede il coraggio di lasciarci trafiggere dalla Parola di Dio che, come spada a doppio taglio, penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4,12). Un buon inizio per andare fino in fondo nella vita!

Sr. Silvia Serra, Direzione Generale

Sr. Silvia Serra Missionaria dell’Immacolata nel sud del Brasile per 17 anni, ha approfondito gli studi biblici al Centro Ecumenico di Studi Biblici (CEBI) di San Paolo, e ha conseguito la specializzazione in consulenza biblica presso l’università EST di San Leopoldo, Rio Grande Do Sul. Attualmente è a servizio dell’ufficio storico della congregazione.

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