La celebrazione del venticinquesimo e del cinquantesimo di professione religiosa è stata una preziosa occasione per ricordare gli anni trascorsi, ma anche un tempo profondo di rinnovamento missionario.
L’evento, ricco di grazia, ha permesso a ciascuna di riesaminare la propria vocazione, la propria leadership e il proprio ministero alla luce del Vangelo, e di riconfermare la chiamata a vivere la vita consacrata tra la gente, con la gente e per la gente.

Attraverso il momento iniziale di preghiera, i ritiri e le riflessioni condivise, abbiamo potuto riscoprire che la missione scaturisce dalla vocazione. La vita consacrata, radicata nel battesimo e sostenuta dalle piccole e grandi scelte quotidiane, non è altro che la risposta alla chiamata amorevole di Dio. Questa rinnovata consapevolezza ci ha aiutati a vedere il ministero non come un dovere, ma come una risposta gioiosa che nasce dalla gratitudine e dalla fedeltà.

Grande rilievo è stato dato alla leadership nella missione, in particolare attraverso le riflessioni di Papa Francesco sulle malattie della leadership religiosa. Tutte siamo state invitate ad abbracciare una leadership che sia umile, trasparente, partecipativa e vicina alla gente. Una leadership che ascolta, che accompagna e responsabilizza, poiché un tale approccio rafforza la comunione, la credibilità e la responsabilità condivisa nel ministero.

Non meno importante il richiamo all’autenticità nella vita consacrata, operato attraverso un invito diretto ad abbracciare il “quarto voto”: il voto di onestà. Integrità, responsabilità e trasparenza sono emersi come valori essenziali per una testimonianza credibile e una missione fruttuosa, e quest’invito non è stato che l’occasione per sfidare noi partecipanti a vivere nella verità davanti a Dio, a noi stessi e agli altri.

Mi ha colpito l’intuizione sulla necessità di “ministri guariti” in un mondo profondamente ferito. Le riflessioni proposte sul perdono, sui rimpianti e sulla guarigione interiore hanno ricordato che un servizio efficace scaturisce da cuori guariti. Riconoscere le vulnerabilità personali e permettere alla grazia di Dio di restaurarci rende realmente possibile un ministero più compassionevole, paziente e comprensivo.
Inoltre la missione prende forma a partire dalle scelte quotidiane, che ci aiutano a camminare con le persone nella speranza, soprattutto in mezzo alle sfide e alle incertezze. Saper prendere le decisioni in modo responsabile, essere fedeli nei piccoli impegni, essere aperti al dialogo e perseveranti nel servizio sono segni di vita consacrata matura e di leadership.

Al centro di tutto questo rinnovamento non può che esserci un forte radicamento nella preghiera e nella Parola di Dio. L’accento sullo Spirito Santo, sulla preghiera personale e comunitaria e sulla Scrittura ci ha messo in luce che se mancano profonde radici spirituali il servizio perde il suo orientamento. È la preghiera che sostiene la leadership, dà energia al servizio e mantiene Cristo al centro di tutto il ministero.
L’amore è il cuore pulsante di ogni vocazione e di ogni missione, e questi giorni di celebrazione lo hanno ribadito con forza. Amare Dio sopra ogni cosa, ed esprimere tale amore attraverso il servizio concreto alle persone, specialmente i poveri e i più vulnerabili (cfr. Mt 22,37) è il centro della missione.

Celebrare l’anniversario di professione è diventato dunque un vigoroso invito a integrare più profondamente spiritualità e ministero, e a continuare a servire con autenticità, compassione e gioia evangelica, come veri pellegrini di speranza nel mondo di oggi.

Sr. Shyla Rayappan, Hyderabad

0 Comments

Leave a reply

©2026 Missionarie dell'Immacolata PIME

Log in with your credentials

Forgot your details?