sr. Rosilla in Papua

Un invio missionario per il nostro istituto è sempre stato una celebrazione sacra. Non è solo un’assegnazione, è un vero e proprio momento di grazia, un segno visibile che la nostra vocazione missionaria è viva. Lasciare la propria patria, il proprio ambiente familiare e addentrarsi nell’ignoto non è mai facile… eppure è il cuore di ciò che siamo.

Per molti anni ho creduto che tali partenze fossero destinate principalmente alle sorelle più giovani. E spesso era vero. Ma durante il X Capitolo Generale è emersa una nuova apertura: anche coloro che si trovano nella mezza età potrebbero essere inviate verso nuove frontiere.

Io avevo già oltrepassato quella soglia, eppure, nel profondo, percepivo che il Vangelo non misura la prontezza in base all’età, e sapevo bene che quando il Signore affida un compito, concede anche la forza necessaria per portarlo a compimento.

Missionary mandateVerso gli ultimi giorni del Capitolo ho iniziato a fare caso che venivo coinvolta in molte conversazioni gentili, il che mi suggeriva che il mio nome fosse in considerazione per una nuova missione. Ascoltavo in silenzio, senza permettermi di soffermarmi troppo su questo… ma il pensiero rimaneva dentro di me.

Non molto dopo, mentre frequentavo il Programma Sabbatico presso l’East Asian Pastoral Institute (Istituto Pastorale dell’Est asiatico), ho ricevuto un messaggio dalla madre superiora generale. Voleva discutere la possibilità che andassi in Papua Nuova Guinea, dove c’era bisogno di aiuto nell’ambito della formazione.

Il mio cuore, potete immaginare, ha provato sia un immenso senso di gioia che di responsabilità. Ho accolto l’idea con uno slancio di entusiasmo, ma sapevo che dare una risposta richiedeva un sincero discernimento.

Per fortuna, o per Provvidenza, stavamo per iniziare proprio in quel periodo i nostri esercizi spirituali. Nel silenzio della preghiera ho posto la proposta davanti al Signore. Riconoscevo molte ragioni solide per accettare, mentre erano timori minori a trattenermi. Gradualmente, ho realizzato che il desiderio che si agitava nel mio cuore non era semplicemente mio: era l’invito di Dio.

Quella chiarezza mi ha riempito di profonda pace ed energia rinnovata. Ho compreso che la vocazione non diminuisce con il tempo, si approfondisce.

srRosilla in Papua

Arrivare in Papua Nuova Guinea è stata un’esperienza arricchente e allo stesso tempo umiliante. Sono stata assegnata alla comunità di Alotau, che fungeva sia da casa di formazione che da centro di transito per le comunità delle isole. Tutto era nuovo: la lingua, le usanze, il ritmo quotidiano della vita.

I primi mesi sono stati veramente un periodo di inserimento. Le giovani in formazione sono diventate le mie maestre, guidandomi pazientemente nell’apprendimento del Pidgin e aiutandomi a comprendere la cultura locale. Diventare di nuovo apprendista non è stato subito facile, ma mi ha permesso di riscoprire la bellezza della semplicità e dell’apertura.

Un’altra porta di accesso alla comunità l’ho avuta accompagnando sr. Rita Palma per le lezioni del sabato con i Figli di Maria. Attraverso i bambini sono arrivata a conoscere le loro famiglie. Attraverso le loro domande e la loro fede ho incontrato Cristo in modi nuovi.

srRosilla in Papua

Ho anche fatto ogni sforzo per partecipare ai rosari del vicinato, alle preparazioni della liturgia domenicale e alle visite agli ammalati nelle case e negli ospedali, portando la Santa Comunione e offrendo una presenza. Ogni piccolo passo di coinvolgimento mi ha aiutata a passare dall’essere una straniera al diventare parte del cammino della gente… alla fine la missione non consiste nel fare cose straordinarie; consiste nell’essere disponibili, nell’ascoltare, nel camminare insieme, nel condividere la vita.

Guardando indietro, comprendo più profondamente cosa significhi veramente il Coraggio Apostolico. Non è rumoroso o drammatico. È la forza silenziosa di dire “sì” quando il Signore ci invita oltre la nostra zona di conforto. È la disponibilità a ricominciare, anche quando altri possono pensare che il nostro tempo per questi inizi sia passato. È confidare che la grazia del Signore sia sempre più grande delle nostre limitazioni.

Oggi posso dire con gratitudine che questo “sì” coraggioso ha portato un profondo compimento. Nel donarmi alla missione ho ricevuto una fede molto più profonda, orizzonti più ampi e una gioia rinnovata nella mia vocazione.

Il coraggio apostolico mi ha insegnato questo: finché il cuore rimane aperto, la missione continua, e in quel “sì” costante ci sono pace e gioia durature.

Sr. Rosilla Velamparambil, Vijayawada

 

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