L’educazione è un processo di trasmissione di valori in una data cultura e società, attraverso metodi e contenuti educativi.
Nella cultura balanta si educa attraverso il “SEGRETO”. Alcune cose infatti vengono tenute segrete, e comunicate solo al momento opportuno, attraverso riti iniziatici che comportano conoscenze alle quali si viene introdotti a un’età ben precisa.
Per comprendere questo “metodo” è necessario capire il significato del termine “conoscere” nella cultura balanta e, in genere, nelle culture Bantu africane: conoscere non è solo sapere, ma vivere, trasmettere qualcosa, assumere.
Facciamo un esempio: in Europa guardano insieme i programmi televisivi sia il nonno, che il papà, il nipotino, la nonna, la mamma… chiunque voglia. Generazioni diverse che vengono a conoscenza dello stesso messaggio allo stesso momento, anche se con capacità di comprensione differente, elemento di cui spesso chi comunica non tiene conto.
Nella cultura balanta, invece, il processo di conoscenza si unisce al processo di assunzione di responsabilità, dunque è necessario che sia graduale.
Come si svolgono questi passaggi nel processo di iniziazione?
Il ragazzo tra i 12 e i 14 anni entra nella classe dei cosiddetti “Mpebe”, gli “adolescenti-pastori”, che sono cioè in grado di accompagnare le mandrie al pascolo. Sono vestiti in modo essenziale, con pochi segni esterni.
Gli adolescenti dai 15 ai 17 anni circa appartengono alla classe degli “N’Hae”. Vivono in gruppo per un certo tempo, si spostano da un villaggio all’altro, e si rendono disponibili per i lavori che le famiglie richiedono. Sono vestiti in modo essenziale e tradizionale: capelli corti, perizoma, e bracciali ai polsi e alle braccia, fatti con rami di piante.

Dai 18 ai 24 anni i giovani fanno parte degli “N’Hess”, parola che significa “giovane sposo”. I giovani vengono iniziati alle relazioni sessuali con una donna già sposata, e contemporaneamente cambiano ruolo sociale, impegnandosi come agricoltori. Cambia anche il modo di vestire: dallo stile rudimentale e essenziale degli N’Hae, passano ad indossare un vestito più curato, proprio di chi deve essere attraente.
Terminato questo tempo i giovani sono pronti per il matrimonio con una donna che la famiglia sceglie per loro.
Arrivati a questo punto avviene il rito della circoncisione, attraverso cui l’uomo entra nel gruppo degli “Alante Ndan”, che significa “uomo grande”. È il rito più importante attraverso il quale la persona diventa a tutti gli effetti responsabile della propria famiglia, ed ha un ruolo sociale nel gruppo. Segni esterni che lo distinguono sono un drappo indossato in modo che avvolga il corpo, e un cappello rosso, segno del sangue, cioè della vita. Quando il giovane diventerà anziano il cappello sarà invece di colore giallo, segno di maggior anzianità e quindi di rispetto.
Tutto questo percorso avviene in silenzio, nel segreto. Il segreto non passa da una classe di età a un’altra se non quando si entra nell’età di passaggio, dunque viene svelato poco per volta, secondo la propria capacità e la propria responsabilità di comprendere il segreto data dall’età. Dunque i membri di ogni classe vengono a conoscenza di precisi diritti e doveri conformemente al passaggio vissuto.
Cosa risponde il vangelo?
Nel Vangelo Gesù dice ai suoi discepoli: “Non ditelo a nessuno finché io non sia resuscitato dai morti” (Lc 9, 21-22).
Anche Gesù usa il metodo del segreto: il mistero deve essere svelato al momento giusto, per essere capito. Se non fai un percorso di crescita, di conoscenza, di esperienza, di affidamento verso Colui in cui hai fiducia, non sei in grado di conoscere di più.
Di tutti i discepoli solo Giovanni ha vissuto il percorso di Gesù fino alla croce. Gli altri hanno compreso il mistero della Passione, morte e Resurrezione, e della vita stessa di Gesù, solo dopo la Pentecoste, cioè con il dono dello Spirito Santo, il dono che dà la capacità di capire.
E ancora, i genitori di Giovanni Battista tacciono il nome del figlio fino al momento in cui devono comunicarlo agli altri… lo tengono “segreto”.
Nella nostra tradizione l’ultimo passaggio educativo alla fede è il sacramento della Confermazione, la cresima, che normalmente si riceve verso i 12 anni. Ma a 12 anni si ha la capacità di conoscere profondamente i valori e il percorso cristiano? Si è capaci di assumersene la responsabilità?
Dalle tradizioni della cultura balanta riceviamo tanti spunti per educarci ed educare ad assumere la vita, e anche la nostra fede. È importante e necessario percorrere un lungo cammino di appropriazione dei valori, sotto la guida di chi è più avanti: gli adulti, le famiglie, e da una comunità allargata che ha qualcosa da comunicare e sa far fare passi, svelando pian piano il senso delle cose.
Anche il Vangelo e la persona di Gesù hanno un segreto da rivelarci, un percorso di crescita e di responsabilità che ci sta davanti sempre…fino al compimento!
Hai mai pensato di guardare alla vita e al cammino cristiano come a un segreto che si svela pian piano per gustare in pienezza il senso delle cose?
Sr. Maristella De Marchi
Sr. Maristella è partita per la Guinea-Bissau nel 1980 come membro del primo gruppo di Missionarie dell’Immacolata inviate a questa missione. Infermiera e teologa, durante i quindici anni trascorsi nel Paese unisce l’assistenza sanitaria all’impegno sociale, fondando una cooperativa agricola per il sostentamento locale e sviluppando programmi nutrizionali e di medicina naturale. Esperta della lingua balanta, di cui ha curato la sistematizzazione grammaticale e lessicale, ha approfondito la ricerca antropologica sui riti locali come strumento di vicinanza al popolo. Rientrata in Italia nel 2000, si è dedicata all’animazione missionaria e, successivamente, al servizio presso il carcere di Opera con i detenuti in regime di alta sicurezza. Dal 2022 svolge il suo ministero come volontaria presso l’istituto geriatrico Redaelli di Milano, offrendo accompagnamento e presenza spirituale in numerosi reparti della struttura.













