Mai da soli…

Nel 1980, quando noi Missionarie dell’Immacolata siamo arrivate in Guinea Bissau, il Paese era da pochi anni divenuto indipendente, dopo secoli di colonizzazione portoghese.
Nelle scuole, il sabato mattina, l’insegnante faceva religione in lingua portoghese… ma i bambini non capivano quasi niente perché la maggior parte di loro parlava solo la lingua locale. 

A quel tempo a Mansoa, la cittadina nella quale risiedevamo, c’erano appena 20 cristiani, persone che per ragioni di vicinato o di lavoro erano entrate in contatto con i portoghesi.
Un giorno successe che un giovane decise di farsi battezzare una seconda volta. Sapete perché? “Perché – disse – la prima volta mi hanno lavato la testa, ma non avevo capito”. 

Nei villaggi il Vangelo non era ancora stato annunciato, e al nostro arrivo abbiamo subito risposto alle prime richieste di catechesi da parte di due villaggi. Insegnavamo il catechismo in lingua locale, il balanta, e conoscendo l’importanza attribuita agli anziani nel contesto sociale e culturale avevamo pensato di iniziare a parlare dei nostri grandi nella fede: Abramo, Isacco, Giacobbe…

A mano a mano che conoscevamo sempre di più e sempre meglio la lingua e la cultura locali, sono venuta a conoscenza del ruolo che rivestiva in questi villaggi una particolare figura sociale: “L’uomo del cammino”.  

Questa persona aveva la stima della gente e rivestiva il ruolo del mediatore, in tutti gli aspetti della vita. Ad esempio, se un giovane cerca moglie, il mediatore cammina davanti a lui portando al suo posto la giara con il vino, e lo conduceva lungo il sentiero fino alla casa del padre della ragazza. Una volta giunti presso la casa era sempre il mediatore a parlare, per la stima che gli veniva attribuita, e a presentare il pretendente. 

Il Mediatore poi entrava in funzione anche per altre necessità, come ad esempio la ricerca di un lavoro e altro ancora. 

Questa figura, simile al coach odierno, era dunque la guida nelle relazioni sociali, nelle conoscenze relazionali, secondo diversi obiettivi. Certamente era una persona che aveva già fatto il percorso dell’iniziazione tradizionale, e che conosceva perfettamente i valori e i limiti della sua cultura. L’uomo del cammino è colui che ti sta davanti e apre la strada della vita, dei  tuoi desideri, del tuo futuro. 

Conoscendo sempre di più questa figura ho pensato che Gesù dice di sé nel Vangelo di Giovanni “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6). L’unica “Via” per raggiungere il Padre, l’Essenza della Verità, e la certezza della vita eterna, è Gesù.

Nel mio lavoro di incontro con la cultura balanta ho compreso meglio anche le esigenze dell’evangelizzazione, così per far conoscere Gesù non era opportuno presentare all’inizio i grandi della fede, i Padri dell’Antico Testamento, ma era importante iniziare con la risposta a questa domanda: “Chi è Gesù?”.

Gesù è l’uomo del cammino, mandato da Dio Padre per noi.  

La figura del mediatore tradizionale mi ha offerto così il linguaggio necessario per favorire la comprensione dell’identità di Gesù e della sua relazione con noi. Gesù è un mediatore di fiducia: nostra perché Figlio di Maria; di Dio, perché lui stesso è parte della Trinità, interessato a noi tanto da aver dato la sua stessa vita per guidarci verso la pienezza della vita, qui e nell’aldilà. 

Gesù ancora oggi è davanti a noi, e camminando si volta per guardarci; si fa conoscere lungo le svolte della nostra vita, e ci interpella invitandoci a seguirlo.  

Lui, l’Uomo del Cammino, l’unico capace di condurci a raggiungere i nostri più grandi desideri e obiettivi, in questa vita e nell’altra. L’unico che possa portarci al cospetto del Padre, suo e nostro. 

Mai da soli!

A te è mai capitato di riconoscere Gesù che cammina davanti a te? Ti sei mai accorto che ha a cuore i tuoi obiettivi, e mentre cammini si volta per guardarti e incoraggiarti? 

Hai pensato che anche tu puoi essere l’uomo o la donna del cammino per altri, camminando con loro, davanti a loro e insieme a ogni persona nel mondo? 

Mai da soli!

Sr. Maristella De Marchi

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