Il cammino di chi scopre di essere amata

 Nel territorio incerto della scelta, dove si intrecciano dubbi e desideri, paure e chiamate, sr. Merina ha percorso un cammino di consapevolezza che si è dispiegato progressivamente. La sua storia è quella di una giovane che ha imparato a riconoscere l’amore di Dio attraverso i volti concreti delle persone.

Le radici di una vocazione

Fin da bambina, nel suo villaggio, sr. Merina osservava con ammirazione le suore missionarie dell’Immacolata mentre cantavano, giocavano e raccontavano storie. Da quegli incontri è nato il desiderio di consacrarsi, un piccolo seme che ha richiesto tempo per maturare, ma che è cresciuto con lei passo passo.

Finita la scuola superiore, si è trovata davanti al bivio: vita religiosa o matrimonio?

È stata sr. Shemoli ad accompagnarla nel discernimento verso la soglia della congregazione. Entrando, Merina non aveva ancora un’idea precisa della missione, ma è bastato viverla per i primi tempi… e così ha compreso che “Essere missionaria significa lasciare la nostra terra, lasciare la nostra famiglia, andare in un altro Paese, testimoniare e proclamare Dio”.

Ferite e sostegni

La sua decisione non è stata accolta con favore da tutta la famiglia: “Mia mamma e mia sorella ancora oggi non comprendono la mia scelta”, confida. Tuttavia non è mai rimasta sola a portare questa sofferenza: altre sorelle l’hanno sostenuta, aiutandola a costruire ponti con i genitori… e a poco a poco sr. Merina ha imparato a custodire questo dolore senza che diventasse amarezza.

Questa e altre situazioni l’hanno portata spesso a dover affrontare dubbi e paure, ma con l’accompagnamento delle guide spirituali è riuscita a scoprire che la vocazione non è un punto d’arrivo, ma un cammino da rinnovare ogni giorno… non un “” detto la prima volta e poi un sentiero in discesa, ma un “” scelto quotidianamente, con gioia e spesso con fatica.

Così, a sette anni dal suo ingresso, Merina riconosce una trasformazione profonda: “Si è trasformato anche il mio sguardo. Prima non ero molto consapevole di quale sì stavo pronunciando. Il primo sì è rimasto più a parole; il sì di adesso è un sì della vita quotidiana, un sì per sempre.

Il “Sì” che trasforma la vita

Il giorno della professione perpetua, Merina ha pensato al “” di Maria: “Ha detto sì, anche se non sapeva cosa sarebbe successo. Eppure, fin sotto la croce lei ha sostenuto il suo sì.” Una fedeltà che attraversa l’incomprensibile.

Anche io ho detto sì, e non so quale sarà il mio futuro… Io ho aperto la mia vita. Come Dio vuole, mi accompagnerà. Io soltanto devo fidarmi di Lui.

Preziosa agli occhi di Dio

Come immagine della professione perpetua, Merina ha scelto: “Tu sei preziosa ai miei occhi” (Is 43,4). È la sintesi del suo cammino. “Tante volte volevo scappare, scappare lontana da Dio. Però non ci sono riuscita mai, perché Dio mi ha amata.

E di questo amore ha fatto esperienza anche attraverso le persone e le sorelle di comunità, certa che lo Spirito Santo abbia operato attraverso di loro. Quando è arrivata dice che non sapeva parlare davanti alla gente, era difficile per lei rompere il ghiaccio… “Adesso posso parlare liberamente, anche in pubblico, mi sento più sicura.

Sono queste le piccole fedeltà di Dio, i dettagli attraverso cui si manifesta con un amore che accompagna la crescita.

La disponibilità come vocazione quotidiana 

Quello stesso amore che lei ha ricevuto, è diventato parte della sua chiamata: “Vorrei essere sempre disponibile per gli altri.” E subito aggiunge, con disarmante onestà: “Ascoltare gli altri a volte per me è difficile, mi piace parlare…“. Ma proprio qui sta il cuore della sua missione: cedere il posto a una persona anziana sull’autobus, essere attenta alle necessità degli altri, offrire il proprio tempo anche quando costa sacrificio. La missione comincia nel quotidiano, nelle pieghe ordinarie dell’esistenza… nell’amore messo nelle piccole cose dell’ordinario.

 Un messaggio

Alle giovani, e a tutti coloro che cercano il loro cammino, sr. Merina offre una testimonianza limpida: “La vita religiosa missionaria non è facile, però non è impossibile. Quando ne gustate il sapore sentirete la gioia, la pace, la pienezza della vita, e l’Amore.” Merina non promette facilità, ma pienezza. “Devono camminare con coraggio e speranza. La speranza non delude mai.

Suo nonno un giorno le disse: “Lì dove sei andata rimani con fiducia, e compi ciò che Dio ti ha mandato a compiere.” Suo nonno era indù, eppure le diede un consiglio saggio… nonché tante benedizioni, che Marina ricorda con affetto e gratitudine.

La storia di Merina è la storia di chi ha attraversato il dubbio senza negarlo, la paura senza mascherarla. E che proprio in quell’attraversamento ha scoperto di essere preziosa agli occhi di Dio. Il suo sì definitivo non è la fine del cammino, ma l’inizio di una nuova tappa.

 

 

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