Il saluto è un gesto e un momento che appartiene alla cultura di un popolo. Le modalità di saluto emergono da contesti di vita e da significati differenti. È interessante osservare ciò che succede quando si saluta e anche ciò a cui si dà importanza dentro uno specifico contesto culturale.
In Italia, ad esempio, e forse anche in Europa, il saluto tiene conto del momento della giornata e del periodo dell’anno; è quindi legato alla dimensione temporale: “Buon giorno, signora e buone ferie!”. “Si è fatto tardi, buona notte!”
Se ci si incontra con persone meglio conosciute ci si saluta chiedendo qualche informazione, ma in modo abbastanza generico: “Come sta? Come sta la famiglia?”
Un giorno ho incontrato un missionario rientrato dal Giappone; per strada, e a un metro di distanza, mi ha salutata congiungendo le mani con grande rispetto.
Anche in India per salutarsi le persone congiungono le mani, quasi a voler pregare l’una per l’altra o a dirsi che sentono di essere unite.
In Brasile ci si saluta con baci e abbracci calorosi per esprimere la gioia dell’accoglienza.
In Africa il saluto mette in evidenza la situazione della persona, ciò che sta facendo o vivendo in quel momento quindi, per salutare si usano tante parole quante, appunto, sono le situazioni umane: “Stai passando… Sei arrivato… Sei a letto… Stai lavorando… Stai cucinando… State camminando… State mangiando… Stai parlando…”
Al centro del saluto sta la situazione reale della persona. È come dire: ti ho visto! E la risposta fa eco alla domanda: sì, mi hai visto; mi sento visto, considerato da te.
Ricordo che alla fine del 1980, quando avevo iniziato a imparare la lingua balanta e a conoscere la realtà locale, ho partecipato a un funerale in un villaggio e cercavo di salutare nella lingua della gente.
- Siete qui? “Ba ca aullo?” – Loro rispondono: Si, siamo qui, “Iii, Bu qui aullo”.
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- State parlando? “Ba ca a lifte?” – La risposta: Si, stiamo parlando, ”Iii, Bu ca a lifte”
- Siete seduti? “Ba a mese?” – La risposta: Si, siamo seduti, “Iii bu qui a mese”
- State mangiando? “Ba ca a rahte?” – La risposta: Si, stiamo mangiando, “Iiii, bu qui a rahte”
Un anziano ha detto: “Il mondo è cambiato perché i bianchi ci salutano nella nostra lingua!” Che bello! Mi sono sentita riconosciuta in un ruolo importante nella relazione con questo popolo, incontrandolo attraverso il modo di salutare proprio della cultura.
In Guinea, durante la stagione secca, quando fa molto caldo, per salutare e augurare buon viaggio si dice:
Che l’OMBRA di Dio ti accompagni! “Qui-nbilla ni N”Hala qui na a quessana”
L’ombra la si trova sotto un albero, vicino a un villaggio dove si può incontrare qualcuno e chiedere un bicchiere d’acqua. Il saluto, quindi, dice un augurio: che tu possa trovare ristoro incontrando qualcuno.
Nella cultura africana e, come abbiamo visto, anche in altre culture, salutare non è un gesto convenzionale ma è un’esperienza profonda di incontro; esprime l’accorgersi dell’altro/a, il vederlo là dov’è, nella sua situazione. A dire il vero oggi ci si saluta in modo distratto, senza essere consapevoli di ciò che si sta facendo per la fretta, l’abitudine, la concentrazione su sé stessi e sui propri pensieri. Ciò appare evidente quotidianamente frequentando i mezzi di trasporto pubblico…tutti chinati sul cellulare, completamente estranei gli uni agli altri.
Sarebbe bello, ogni tanto, prendere consapevolezza di quanto sia importante fare un saluto che dica: “ti vedo, stai passando davanti a me, sei vivo/a!” Lo posso dire con un sorriso, con un gesto del capo, con una parola! Nella maggior parte dei casi le persone che incontriamo le vediamo solo una volta nella vita, abbiamo una sola occasione per fare un saluto che generi un incontro.
Avete mai osservato gli uccelli quando volano? Continuano a “cinguettare”; noi non capiamo la loro lingua, ma l’atteggiamento si: siamo insieme per raccontarci i fatti della vita! Il saluto può essere l’inizio del racconto!
Sr. Maristella De Marchi






















