Nella notte tra l’11 e il 12 giugno 2026, proprio mentre la Chiesa celebrava la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, è tornata alla casa del Padre la nostra cara sr. Giacomina (Giuseppina) Armici. All’età di 87 anni, dopo una vita interamente spesa per il Vangelo tra l’Italia e il Brasile, sr. Giacomina ci lascia una testimonianza di santità quotidiana fatta di pazienza, mitezza e, soprattutto, di quel suo essere profondamente una “sorella universale”.

Una vocazione nata nel sacrificio e nella pazienza

Nata a Castelli Calepio (Bergamo) nel 1939, Giuseppina sente battere il cuore per la missione già a 14 anni, colpita dalla vita di Padre Damiano di Molokai. Tuttavia, la vita le chiede subito un esercizio di pazienza: la morte improvvisa del papà la costringe a rimandare il sogno per aiutare la famiglia, lavorando in una fabbrica di valigie.

Proprio durante un pellegrinaggio a Lourdes, nelle sue memorie, sr. Giacomina annota un proposito che avrebbe segnato tutta la sua vita:

“Alla mia domanda se le suore fossero brave, uno mi rispose: ‘Non sempre, qualche volta perdono la pazienza’. Ed io pensai, se diventerò suora cercherò di essere paziente”.

Questa promessa si è concretizzata nei quarant’anni trascorsi in Brasile (dal 1970 al 2010), dove ha affrontato sfide enormi: dall’insegnamento ai bambini disabili ad Assis, alla vita nelle palafitte di Macapà, fino alla missione tra i poveri del Mato Grosso. La sua pazienza non era rassegnazione, ma una forza mite che le permetteva di ricominciare ogni volta, con una valigia sempre pronta e il “piede alzato” per partire dove il Signore chiamava.

La “Sorella Universale” mite e accogliente

Durante la festa della mamma. Sr. Giacomina Armici e sr. Celestina Magni conducono la festa.

Oltre alla pazienza e alla mitezza — che le consorelle descrivono come un “sorriso mite che parla dell’amore del Padre” — la caratteristica che meglio definisce sr. Giacomina è il suo spirito di sorella universale. Lei stessa lo scrive con chiarezza nel suo testamento spirituale:

“Mi sono sempre sentita in mezzo a tutti come ‘una sorella universale’, come diceva un Papa, perciò al mio posto”.

Questo sentirsi “al suo posto” ovunque ci fosse un bisogno l’ha portata ad essere una presenza di pace sia nelle favelas brasiliane sia, negli ultimi anni, a Cornuda e Monza. In Brasile, si faceva “voce di chi non ha voce” durante gli scioperi per la giustizia sociale a Caracol; in Italia, spinta dal magistero di Papa Francesco, ha cercato le “periferie esistenziali” tra gli anziani soli, organizzando per loro pellegrinaggi e visite. La sua capacità di amare era così vasta da dilatare il cuore per ogni nuovo volto incontrato, rendendola “riamata” ovunque passasse.

 

L’ultimo approdo: la gioia nel dolore

Anche quando la malattia — un diabete mellito dalle gravi complicazioni — l’ha costretta prima in carrozzina e poi a letto, sr. Giacomina non ha perso la sua serenità.

Nel suo diario, guardando al termine del suo pellegrinaggio terreno, scriveva con fiducia:

“Sento che la barchetta della mia vita, guidata da Gesù è vicino all’altra sponda del lago, sta ormai approdando; spero per la bontà di Gesù e la sua misericordia di entrare nella Casa del Papà del Cielo”.

Ora quella barchetta è arrivata in porto. Ringraziamo il Signore per il dono di questa donna missionaria, capace di trasformare la sofferenza in un sì generoso e di annunciare, fino all’ultimo respiro, il Vangelo della Gioia.

 

0 Comments

Leave a reply

©2026 Missionarie dell'Immacolata PIME

Log in with your credentials

Forgot your details?