La vocazione alla vita religiosa missionaria non è qualcosa che ho scelto io stessa: è un dono che mi ha raggiunta con delicatezza. È l’iniziativa amorevole di Dio, che mi chiama ad appartenere totalmente a Lui e a servire il Suo popolo con il cuore rivolto a Gesù e le mani aperte verso l’umanità. Questa chiamata non ha mai riguardato il prestigio, il successo o l’autorealizzazione. È stato un invito ad andare oltre il comfort e la certezza, a varcare confini geografici, religiosi, di casta e culturali, e a camminare là dove l’amore è più necessario.
Dio mi ha chiamata non perché fossi degna o perfetta, ma semplicemente perché mi amava. Questa verità continua a rendermi umile e a sostenermi. Le parole di san Paolo risuonano profondamente nel mio cuore: «Se viviamo, viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il Signore». Esse mi ricordano ogni giorno che la mia vita non mi appartiene più, ma appartiene interamente a Dio e al Suo popolo.
La vocazione è un cammino profondo che plasma l’esistenza. Ha inizio nel cuore di Dio molto prima di risvegliarsi nel cuore umano. Come ci assicura il profeta Geremia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu nascessi, ti avevo consacrato». Il mio percorso personale è stato un lento dispiegarsi di questo mistero: imparare a fidarmi, ad abbandonarmi e a dire «sì» ancora e ancora, anche quando il cammino è incerto o impegnativo.
Al centro della mia risposta vocazionale stanno le parole esigenti di Gesù: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero e perdere la propria anima?». Esse riorientano costantemente le mie priorità, richiamandomi a ciò che conta davvero. La vita missionaria, ho scoperto, è bella ed esigente, fatta di sacrificio e profondamente amorevole. È una vita non vissuta per se stessi, ma donata a Dio e al Suo popolo. Dire «sì» a questa chiamata significa testimoniare, con tutta la propria vita, i valori del Vangelo.
Dopo la mia professione religiosa, il Signore mi ha affidato in modo speciale la missione di servire i poveri e gli emarginati — in particolare le donne, i giovani e i bambini, le cui voci spesso non vengono ascoltate. Dal 2017, attraverso la collaborazione con la Lega Svizzera delle Donne Cattoliche, sono stata profondamente toccata dalle realtà di base. Nei villaggi e nelle baraccopoli urbane dell’Odisha, dell’Andhra Pradesh e del Telangana, ho incontrato vite segnate dalla povertà, dalla discriminazione e da una sofferenza silenziosa, ma anche da una straordinaria resilienza e speranza.
Lavorando a fianco di ONG diocesane, congregazioni religiose e laici impegnati, mi sono adoperata per il riscatto delle comunità dalit e tribali. Attraverso l’istruzione, la difesa dei diritti, la formazione professionale, l’agricoltura biologica e i programmi di generazione del reddito, ho testimoniato trasformazioni piccole ma potenti. Ho visto la dignità ripristinata, la fiducia rinascere e la speranza mettere lentamente radici là dove un tempo regnava la disperazione. In questi momenti comprendo che annunciare il Regno di Dio non riguarda solo le parole, ma la presenza, la solidarietà e lo stare coraggiosamente accanto ai poveri, diventando voce di chi non ha voce.
La vita religiosa, come ogni cammino di amore profondo, non è immune dalla fatica. Ci sono momenti di solitudine, di stanchezza e di dubbio. Eppure è spesso proprio in questi momenti di fragilità che Dio si avvicina di più. Essi diventano spazi di crescita e di fiducia più profonda, dove la fede matura e la speranza si rinnova, dove mi viene ricordato che Colui che per primo mi ha chiamata a stare con Lui è anche Colui che mi manda avanti.
La gioia di entrare in contatto con vite ferite, di vedere la speranza risorgere in situazioni di dolore e di sperimentare ogni giorno la silenziosa fedeltà di Dio conferisce alla mia vita un significato incommensurabile. La mia vocazione è una vita vissuta per uno scopo più grande: radicata nella fede, nutrita dalla preghiera, espressa nel servizio amorevole all’umanità. Come Maria, continuo a mettere la mia vita nelle mani di Dio, sussurrando ogni giorno con rinnovata fiducia: «Eccomi, Signore; sia fatto di me secondo la Tua Parola».
Sr. Tessy Paul, Hyderabad



















