Mentre ci preparavamo intimamente a vivere il mistero della settimana santa, un’iniziativa particolare ha spostato la nostra attenzione sulle piaghe aperte di persone che sono intorno a noi: la Via Crucis degli Invisibili.
Da tre anni la Caritas, uno dei maggiori centri di aiuto e assistenza ai bisognosi presenti a Roma, propone questo momento di preghiera nei pressi della Stazione Termini di Roma. È questa infatti un’area caratterizzata da una forte presenza di uomini e donne segnati dal dolore e dalla povertà.
Non è solo un rito, ma un invito a riconoscere i volti dei tanti fratelli e sorelle che vivono ai margini, spesso spinti verso l’Italia da scenari globali di guerra e violenza, e a cui organizzazioni come la Caritas si prendono l’impegno di restituire prima di tutto la “dignità” umana. 

Come nelle edizioni precedenti di questa celebrazione, molte persone si sono rese disponibili come volontarie, e noi, suore e novizie Missionarie dell’Immacolata, che già quotidianamente frequentiamo questo centro per aiutare a distribuire la cena a chi ne ha bisogno, vi abbiamo preso parte.

Quest’anno la Via Crucis degli Invisibili si è svolta venerdì 27 marzo dalle ore 18.00, organizzata dall Ostello “Don Luigi di Liegro”, il principale centro di prima accoglienza della Caritas di Roma, e dalla basilica del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio, entrambe situate in Via Marsala, accanto a Termini. 

Il momento di preghiera è cominciato proprio all’interno della basilica del Sacro Cuore di Gesù con la recita del Santo Rosario e la celebrazione della santa messa, ed è proseguito con la marcia verso l’Ostello “Don Luigi di Liegro”.

Il tema scelto per questa edizione è stato “Il cammino della croce, via della Pace”.
La Passione di Cristo incontra il cammino degli invisibili, accarezzando le ferite aperte di persone in cerca di speranza. Il vescovo stesso durante la celebrazione eucaristica ha ricordato che: “Sono persone che abitano le nostre strade, ma che non sempre riconosciamo nel nostro cuore“.
È lì, tra i ruderi e i parchi della città, nelle baracche, nelle roulotte abbandonate, negli scantinati e sulle rive del fiume Tevere e dell’Aniene che la ricerca straziante di una speranza di vita diventa il vero cammino verso la risurrezione.

La basilica era gremita di gente, e la marcia della Via Crucis avvenuta subito dopo ha contato almeno duecento partecipanti, e persino gli stessi volti dei senzatetto sono diventati una presenza viva. L’evento infatti ha coinvolto anche altre realtà, come alcuni ospiti del tendone di Porta San Lorenzo, inaugurato durante il Giubileo degli Invisibili. Non si è trattato solo di partecipare ad una processione, di cantare e pregare, ma di prenderci un tempo per guardare negli occhi ogni persona, perché troppo spesso non ci fermiamo ad ascoltare.

Sono state toccanti le parole del vescovo Di Tolve durante l’omelia: «Dio non rifiuta nessuno», ed ha sottolineato che noi possiamo dimenticarci dei senzatetto, mai Dio non li dimentica. Anche Gesù era schiacciato dall’esclusione, ma la croce, un tempo strumento di morte, «è diventata un segno di speranza grazie all’amore totale di Gesù, e anche nel rifiuto e nella sofferenza, Cristo continua ad accogliere, senza giudicare».

La speranza che questa Via Crucis ha portato con sé lungo le tappe del cammino è che tutti possano seguire il sentiero del Vangelo, affinché gli invisibili diventino fratelli e sorelle di tutti e «tutti noi, sempre più, la Chiesa dell’amore di Dio», come ha detto il vescovo.

Sr. Francisca Sagu, Italia

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