La testimonianza vocazionale di sr. Krupa
Sono nata in una famiglia profondamente cattolica, ma da bambina non avevo mai pensato di diventare missionaria. Alcune delle mie zie e dei miei cugini, però, vivevano la vita consacrata, e attraverso di loro ho cominciato a scoprire la bellezza di questa scelta. Non mi hanno mai chiesto di entrare in convento, ma ogni volta che li vedevo, notavo nei loro occhi una gioia speciale. Anche se non avevano molte vacanze, quando tornavano a casa tutti eravamo felici di rivederli — e io mi chiedevo da dove venisse quella gioia. Così ho iniziato a parlarne con loro, a farmi domande, e poco a poco ho scoperto che la loro felicità nasceva da una vita donata a Gesù e agli altri.
Quella scoperta mi ha toccata profondamente, e nel 2016 ho deciso di entrare tra le Missionarie dell’Immacolata. Non sapevo ancora molto sulla vita missionaria, ma passo dopo passo ho imparato la bellezza di vivere non per me stessa, ma per gli altri.
Conoscere i propri limiti, fidarsi di Lui
Le sfide, lungo il cammino, sono state tante. Ma ho sempre sentito che Colui che mi ha chiamata è fedele. Una delle difficoltà più grandi è stata conoscere me stessa, accettare i miei limiti e imparare ad amare gli altri così come sono. Mentre studiavo le nostre Costituzioni, mi chiedevo spesso: “Sarò capace di vivere davvero questa vita?” Ma in quel momento il Signore mi ha insegnato una cosa preziosa: fidarmi di Lui. Non sono io a dover fare tutto, ma è Lui che compie la sua opera in me. Così, piano piano, ho imparato a lasciare tutto nelle sue mani.
Ha pesato anche lasciare il mio Paese e la mia cultura per fare la formazione insieme a giovani di altre nazioni. All’inizio è stato un po’ difficile. Tutto era nuovo: la lingua, il modo di vivere, le abitudini, la cultura. Mi mancava la mia terra, ma allo stesso tempo questa esperienza è stata una grande apertura del cuore. Vivendo con sorelle di altri Paesi ho imparato ad accogliere e a condividere, a vedere il positivo in ogni cultura. Ogni popolo ha i suoi lati belli e quelli più fragili, ma tutto dipende da come guardi: se sei pronta a vedere la bellezza, scopri Dio in ogni diversità.
Questa esperienza mi ha insegnato che la missione comincia proprio da qui: dal vivere insieme, dal capirsi, dal volersi bene.

Un sì che risponde a un altro sì
Durante l’omelia della mia prima professione, padre Luca ha detto: “Prima di voi, è stato Gesù a dire sì.” Quelle parole mi hanno toccato profondamente, e continuano ad accompagnarmi. Il mio “sì” è una risposta d’amore a quel primo “sì” che Gesù ha detto per me. Per me significa offrirmi completamente a Lui, lasciandomi guidare e confidando che il suo amore renderà fecondo il mio dono, anche nelle piccole cose di ogni giorno.
Per me essere missionaria oggi significa dare Gesù agli altri. Nella nostra Costituzione si dice che la prima missionaria è Maria, perché la sua missione è stata portare Gesù al mondo. Anche la mia missione è questa: dare Gesù, attraverso la mia vita, con un sorriso, con gesti di servizio, con amore. Essere missionaria oggi vuol dire fare tutto con gioia e con amore, anche le cose più semplici, sapendo che ogni gesto fatto per amore parla di Lui.
Un invito alle giovani
Vorrei dire alle giovani che la vita è bella quando si dona con gioia. Come dice padre Piero Vismara del PIME: “La vita è bella se è donata con gioia.” Vivere per gli altri, amare senza misura, è ciò che dà alla vita il suo senso più vero. Non abbiate paura di dire il vostro “sì”: è proprio lì che si trova la felicità più grande.
Sr. Krupa Thomas, Hyderabad













