La generosità non è una questione di quanto possiamo dare, ma di quanto siamo disposti ad aprire. Aprire le mani, ma soprattutto aprire lo sguardo, la mente, il cuore.
In questo tempo di Quaresima appena trascorso, ciascuna di noi, dall’India al Brasile, dal Camerun alla Papua Nuova Guinea si è impegnata a dare il suo piccolo contributo per aiutare chi si trova nelle periferie dimenticate del mondo. Così, goccia dopo goccia, il miracolo della solidarietà si è compiuto. La raccolta quaresimale legata al 90° anniversario del nostro Istituto non solo ha permesso di completare interamente il progetto “Tutti a scuola in Terra Santa”, ma ha generato un’onda di solidarietà che si è allargata fino a toccare un’altra terra di frontiera: il Sud Sudan.
È come se la generosità avesse una sua logica interna, una sua forza che oltrepassa i nostri limiti. Una volta messa in moto, non si accontenta di raggiungere il primo traguardo. Cerca altri orizzonti, altre vite da toccare, altri sogni da rendere possibili.
Voci da Gerusalemme
Il primo approdo di questo viaggio del cuore è stata la Terra Santa, con il progetto “Tutti a scuola in Terra Santa”. In una realtà oggi segnata dall’incertezza e dalle ferite del conflitto, il sostegno alle Suore Comboniane ha permesso di mantenere vive quelle che loro stesse definiscono “piccole oasi” di normalità. Sono gli asili nei villaggi beduini della West Bank, luoghi dove il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio al gioco e all’apprendimento
Dalla loro lettera di ringraziamento emergono volti che ora hanno un futuro più luminoso:
“Vedere il sorriso dei bambini rinnova ogni giorno la nostra speranza e ci incoraggia a continuare. In mezzo a tante notizie dolorose, il Signore ci dona anche segni di speranza. Uno di questi è la storia di quattro bambini – tre bambine e un bambino – che ogni mattina camminano per 30 minuti per raggiungere la scuola. Nonostante il freddo o il caldo, arrivano sempre con gioia. Kusai, l’unico maschio, è molto intelligente e così desideroso di imparare che, anche quando è malato, non vuole perdere neanche una lezione”.
Kusai. Un bambino che cammina mezz’ora ogni mattina perché ha scoperto che l’apprendimento vale ogni passo. E poi c’è l’altra storia, quella della bambina dell’asilo di Abu Nawar che parlava pochissimo, si isolava, sembrava destinata a una scuola specializzata. Bastava credere in lei un altro anno, offrire materiali diversi, accompagnare le educatrici con pazienza. Oggi quella bambina parla, partecipa, sorride. Il miracolo non sta nel gesto eclatante, ma nella perseveranza quotidiana di chi crede che ogni vita merita di essere coltivata.
Nei villaggi beduini del West Bank – dove le evacuazioni forzate sono memoria collettiva e le violazioni dei diritti fondamentali fanno parte del paesaggio – circa 125 bambini hanno trovato nelle scuole materne piccole oasi di normalità. Luoghi dove la guerra non entra, dove l’infanzia può ancora giocare, imparare, crescere. Undici educatrici accompagnano questi bambini e le loro famiglie in un percorso che è molto più che alfabetizzazione: è restituzione di dignità, è promessa di futuro.
Aweil in Sud Sudan
Ma la generosità non si è fermata qui. È andata “oltre”, permettendoci di finanziare anche un secondo progetto in Sud Sudan. Ad Aweil, in una contea dove purtroppo il 99% delle donne è analfabeta, nascerà una nuova scuola secondaria femminile. Non si tratta di una semplice costruzione, ma di un sogno che nasce dalla comunità stessa: sono state cinque giovani ex-alunne, che avevano sperimentato il valore dell’istruzione, a chiedere a gran voce una scuola per le loro sorelle minori, coinvolgendo l’intera comunità.
Questa nuova struttura offrirà un ambiente sicuro e residenziale a 400 studentesse, in un Paese dove spesso una ragazza ha più probabilità di morire di parto che di finire gli studi.
È proprio vero che lo Spirito allarga gli orizzonti del cuore e sostiene gli sforzi per costruire un mondo dove regni la pace.
Oggi possiamo dirlo con gioia: l’obiettivo è stato raggiunto e superato. Grazie a questa corale partecipazione abbiamo offerto a centinaia di bambine e ragazze la chiave per riscattare la propria vita e quella delle loro comunità. Perché la solidarietà, quando è condivisa, non sottrae nulla a chi dona, ma moltiplica la vita di chi riceve.

















